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Israele, Ra’am ago della bilancia: i seggi arabi tra Netanyahu ed Eisenkot

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Le urne sono ancora aperte in Israele e cresce l’attesa per il risultato di Ra’am, il partito arabo islamico moderato guidato da Mansour Abbas. I suoi seggi potrebbero rivelarsi determinanti per la formazione di un governo stabile nella prossima Knesset.

Il quadro è quello di una sfida tra due coalizioni: quella di centrodestra trainata da Benjamin Netanyahu e quella, più eterogenea, di Gadi Eisenkot. Per conquistare la maggioranza assoluta servono 61 seggi. Secondo la media degli ultimi sondaggi, lo schieramento di Eisenkot è in testa nei consensi ma si fermerebbe a quota 54: in uno scenario del genere, il sostegno delle formazioni arabe – da Ra’am alla Lista Comune – diventerebbe decisivo per governare. Ra’am porterebbe in dote dai 5 ai 7 seggi, quanto basta per fare la differenza e trasformare Abbas nell’ago della bilancia della politica israeliana.

Ma da dove viene Ra’am? L’acronimo ebraico sta per Lista Araba Unita e il partito nasce nel 1996 da una scissione in seno al Movimento Islamico, tra il ramo meridionale e quello settentrionale. Mentre quest’ultimo ha assunto nel tempo una postura sempre più radicale, al punto da essere considerato fuorilegge in Israele nel 2015, il ramo meridionale ha ammorbidito la linea fino ad assumere l’attuale denominazione. Al centro della sua politica c’è l’obiettivo di migliorare le condizioni socio-economiche della minoranza araba in Israele. Nel corso della sua storia il partito ha aperto alle porte della partecipazione politica attiva delle donne e ha favorito una collaborazione piena con gli ebrei israeliani, a partire dalla questione sicurezza.

Oggi Abbas schiera il partito su una linea di totale contrasto con Netanyahu, il quale, a suo dire, considera «gli arabi israeliani dei nemici». La strategia del leader di Ra’am resta però segnata da un accentuato pragmatismo: il partito ha negoziato con chiunque fosse al potere per ottenere fondi, tutele abitative e piani per combattere la criminalità nelle comunità arabo-israeliane. Il dialogo c’è stato anche con Netanyahu, e non è detto che non si riproponga.

Proprio in virtù del passato avvicinamento al Likud di Bibi, quattro anni fa Ra’am uscì dalla Lista Comune, la coalizione di formazioni arabe israeliane sorta nel 2015 dopo l’innalzamento della soglia di sbarramento elettorale dal 2 al 3,25%. Orfana di Ra’am, la Lista Comune oggi annovera i comunisti di Hadash e le formazioni laiche e nazionaliste Balad e Ta’al, e non è detto che riesca a scavallare l’asticella necessaria per conseguire seggi.

Altri due indizi dell’indole concreta di Abbas sono la partecipazione nel 2021 ai governi centristi di Naftali Bennett e Yair Lapid e la decisione di candidare quest’anno Yoav Segalovitz, politico ebreo, parlamentare della formazione centrista Yesh Atid dal 2019 al 2026 ed ex poliziotto. Qualora Abbas dovesse andare in soccorso alla coalizione di Eisenkot e sostenerne l’esecutivo, si troverebbe al suo fianco proprio Bennett e Lapid.

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