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Radio Crc senza palinsesto: solo musica in onda dopo addii e licenziamenti. L’emittente: «Valutazioni su come ripartire»

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Accendere Radio Crc, oggi, significa sentirsi rispondere solo da un flusso ininterrotto di musica: niente programmi, niente notiziari, nessuna delle voci che accompagnavano gli ascoltatori ogni giorno. È la situazione che ha spinto molti fedeli dell’emittente — acronimo di Centro Radiodiffusione Campania, con sede ad Agnano — a chiedersi che cosa stia succedendo alla storica radio.

Un’immagine della crisi arriva dal lungo e sconsolato post su Facebook di Roby Maravolo, storico speaker e dj della stazione: «Cara Radio CRC, oggi i trasmettitori si spengono, e quel silenzio fa un rumore assordante, tagliente. Si chiude un cerchio lungo quarant’anni, un’intera vita spesa a far vibrare l’etere». E ancora: «Chiudo il microfono per l’ultima volta. È stato un viaggio bellissimo, doloroso e meraviglioso».

Dall’emittente, però, si smentisce la chiusura: la radio non è spenta, non è stata venduta né è in vendita, e il ripetitore sarebbe normalmente acceso. Sui licenziamenti dei dipendenti, seguiti all’addio di collaboratori di rilievo come quelli che seguivano lo sport — Umberto Chiarello, Marco Giordano, Silvia De Martino e Massimo D’Alessandro — la risposta è: «Ci sono valutazioni in corso su come ripartire».

La storia di Crc è travagliata come quella di molte emittenti locali. Nata dalla trasformazione di Radio Napoli Nord nei primi anni Ottanta, a sua volta erede di Radio Qualiano — che nel 1974 già trasmetteva grazie a una magistratura che aveva recepito i principi dell’articolo 21 della Costituzione, in anticipo sulla stessa Corte Costituzionale — ha attraversato stagioni da hit radio a sola musica italiana e stagioni da talk radio con ampio spazio all’informazione e alla cronaca locale e nazionale. Negli anni si sono succeduti direttori artistici come Paolo Russo, Roberto Landi, Marco Disciuva, Gianni Simioli, Alessandro Olandese ed Ettore Petraroli, e personaggi come Lello Musella, Rosario Verde e Marco Lanzuise.

La svolta più recente è legata al calcio: dopo l’acquisto da parte di Salvatore Isaia, fondatore del Gruppo Isaia nel settore socio-assistenziale e sanitario, la radio è stata trasformata in una piattaforma multimediale che integrava fm, televisione, web, app e dab. Ampliata la copertura su tutta la regione e scommesso sui programmi dedicati al calcio, è arrivato il contratto con il Calcio Napoli, di cui Crc è stata per due stagioni, ’24-25 e ’25-26, la voce ufficiale. Un investimento di quasi un milione e mezzo, ancora da saldare con la società di De Laurentiis, tornata ad affidarsi a Radio Kiss Kiss.

La musica c’è, non è finita. Ma il futuro dell’emittente resta incerto: «Ci sono valutazioni in corso su come ripartire», garantiscono dalla radio. Gli addii, i licenziamenti e l’assenza di palinsesto, tuttavia, preoccupano gli ascoltatori di Crc e chi ha a cuore il pluralismo dell’emittenza radiofonica campana, sempre più povera.

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