Una scarpa nata per lo sport e per gli usi tecnici è diventata un accessorio universale, multifunzionale e democratico, capace di abbattere i confini tra formale e informale, generi, età ed estrazioni sociali. A questa trasformazione è dedicata «Sneaker Revolution», la prima grande mostra sul tema pensata e realizzata da un’istituzione culturale pubblica in Italia, in programma al Museo del Tessuto di Prato dal 6 novembre al 2 maggio 2027.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato insieme a Beside Arts & Publishing, è un percorso multidisciplinare che mette in relazione storia del costume, design, innovazione tecnologica, sport, musica, comunicazione, moda, economia e sostenibilità. A curarla sono Arianna Sarti del Museo del Tessuto di Prato e Francesca Biagioli, fondatrice dell’agenzia editoriale Beside Arts & Publishing, con i contributi in catalogo di Gloria Maria Cappelletti, Nicoletta De Menna, Antonio Mancinelli, Maurizio Ridolfo e Gianluca Vitiello.
«Sneaker Revolution nasce con il principale obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla cultura rendendole consapevoli delle trasformazioni storiche, sociali e politiche di quella che può considerarsi un’evoluzione del costume in corso», spiega Filippo Guarini, direttore del museo pratese da oltre vent’anni, sottolineando come la sneaker sia diventata uno dei fenomeni culturali più influenti del nostro tempo.
Il percorso si articola in sette sezioni tematiche. Si apre con «Genesi», dedicata alle origini della sneaker nata dall’incontro tra innovazione tecnologica e trasformazioni sociali dell’Ottocento: la scoperta della vulcanizzazione da parte di Charles Goodyear nel 1839 rese la gomma flessibile e resistente, aprendo la strada alle prime calzature moderne, dai modelli in tela con suola in gomma alle scarpe silenziose della polizia inglese. Segue «Arena», sugli sport che hanno decretato la fortuna delle sneaker: il tennis come esempio di eleganza, il calcio con le scarpe dotate di tacchetti e il basket legato ai grandi campioni internazionali. «Tribù» racconta invece la scarpa come simbolo di appartenenza culturale, con le sottoculture che adottano alcuni modelli per affermare il proprio pensiero, come skater e punk. «The Hype Cycle» introduce il tema dell’economia del desiderio, passando dalla storia all’economia e al digitale, mentre «Dalla strada alle passerelle» spiega l’impatto degli stilisti e dei brand di moda. «Power Play» affronta la presenza della sneaker nei contesti professionali e formali, dagli uffici agli studi professionali fino ai parlamenti, prima dell’ultima sezione sul futuro sostenibile.
Il significato sociale di questa rivoluzione è ben sintetizzato da un confronto citato dalla storica Nicoletta De Menna: nel 2022, con un ordine del giorno, il regolamento della Camera dei Deputati, risalente al 1970, fu integrato con il divieto di accedere in aula e nel palazzo di Montecitorio indossando scarpe da ginnastica. Una proibizione resasi necessaria per la pratica ormai diffusa, inconcepibile cinquant’anni prima. Tra le ragioni di questo cambiamento, De Menna indica l’inizio dell’esperienza della Silicon Valley e l’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro.
L’ultima sezione affronta il futuro sostenibile della sneaker alla luce del suo principale limite: l’eterogeneità materica. Alcuni modelli integrano oltre quaranta componenti differenti, uniti tramite adesivi poliuretanici e processi di laminazione che rendono impossibile la separazione meccanica a fine vita, compromettendo operazioni di riciclo avanzato oggi non sostenibili tecnicamente ed economicamente. Sul tema, le aziende Fessura, Id.Eight, Steve’s, Veja e Yatay, che partecipano al progetto espositivo, hanno donato alcuni modelli ecosostenibili alle collezioni del Museo del Tessuto.
In mostra figurano modelli cult di Allbirds, Asics, Converse, Diadora, Fila, Golden Goose, New Balance, Nike, On, Onitsuka Tiger, Puma, Reebok, Saye e Vans, provenienti dalle collezioni storiche del museo, dalla collezione di Marco Colombo e da collezioni private anonime. Particolarmente significativi i modelli dagli archivi dei brand prestatori: Adidas, Balenciaga, Gucci, Hogan/Tods, Lotto, Prada e Superga.
Tra gli episodi raccontati in mostra, quello ricordato da De Menna sul video con cui, nel settembre 2024, la Principessa del Galles Catherine Middleton comunicò pubblicamente la fine del periodo più duro della malattia che l’aveva colpita: nelle immagini la famiglia reale appare indossando scarpe da ginnastica, a rappresentare un momento di profonda sincerità. «I piedi non mentono, i piedi camminano, i piedi ci rappresentano», conclude la studiosa. Il futuro, suggerisce la mostra, è qui e a Prato.
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